Vuoi scoprire l’Alta Val Varrone partendo da uno dei borghi più iconici della Valsassina? Il trekking da Premana al Rifugio Casera Vecchia è un classico intramontabile per gli amanti della montagna. È un percorso che si sviluppa lungo l’antica via del ferro, offrendo panorami spettacolari e un arrivo in un rifugio storico, perfetto per una sosta rigenerante a base di piatti tipici. In questa guida troverai tutto quello che ti serve: dai dettagli sul sentiero ai tempi di percorrenza, per organizzare la tua giornata al meglio.
Da Premana al Rifugio Casera Vecchia
Il percorso che porta al Rifugio Casera Vecchia di Varrone non è solo una camminata, ma un vero e proprio viaggio nella storia industriale e contadina di questo angolo di Lombardia. La salita è costante, ma la bellezza degli alpeggi ti ripagherà di ogni sforzo.
La partenza: Località Giabbio e il torrente Varrone
L’avventura comincia nel punto più basso di Premana, in Località Giabbio (QUI le indicazioni per Google Maps), dove si trova la zona industriale. Dopo aver parcheggiato, dovrai attraversare il ponte sul torrente Varrone. Da qui ha inizio la storica mulattiera militare: un tracciato ampio e dal fondo regolare, costruito con muretti a secco a regola d’arte. La pendenza è fin da subito costante ma mai proibitiva, ideale per trovare il giusto ritmo di camminata.
Troverai dopo un breve cammino il Ristoro Giabi (località Laveggiolo) che funge da vero “check-point” della Val Varrone. Prima di imboccare il sentiero, fermati qui per un caffè: è l’ultimo punto di ristoro prima della salita e i gestori sanno sempre darti l’aggiornamento dell’ultimo minuto sulle condizioni dei sentieri.
In cammino verso l’Alpe Casarsa
Dopo circa 45-50 minuti di salita immersi in un fitto bosco di latifoglie, la valle inizia ad aprirsi. Raggiungerai l’Alpe Casarsa (1.180 m), un piccolo gioiello di architettura rurale. Qui il paesaggio cambia: il bosco lascia spazio ai primi pascoli e il suono del torrente diventa un sottofondo rilassante. Fermati a osservare le baite: sono tutte orientate verso il fondovalle e costruite con la tipica pietra scura locale e tetti in piode. È il luogo ideale per una breve pausa e per riempire la borraccia alle fontane di pietra.

L’ascesa all’Alpe Forni tra miniere e leggende
Proseguendo sul sentiero (segnavia CAI n. 40), la mulattiera continua a salire a zigzag sul fianco della montagna. In circa 30 minuti raggiungerai l’Alpe Forni (1.350 m). Questo alpeggio è storicamente fondamentale: il suo nome deriva dai forni fusori che un tempo lavoravano il ferro estratto dalle miniere situate più in alto, verso il Pizzo Tre Signori. Da qui la vista è mozzafiato: le cime delle Orobie Lecchesi iniziano a mostrarsi in tutta la loro severa bellezza e la vegetazione diventa più rada, tipica dell’alta quota.
Lo strappo finale e l’arrivo al Rifugio Casera Vecchia
Dall’Alpe Forni mancano gli ultimi 150 metri di dislivello. Il sentiero affronta gli ultimi tornanti, un po’ più ripidi ma sempre ben larghi e sicuri. All’improvviso, la pendenza spiana e ti ritrovi in una magnifica conca naturale dominata dai pascoli. Sei arrivato al Rifugio Casera Vecchia (1.508 m). La struttura, ricavata da un’antica casera utilizzata per la stagionatura dei formaggi, ti accoglierà con il suo fascino rustico e una vista impagabile sulla testata della Val Varrone.

Informazioni tecniche e consigli pratici
Per affrontare questa escursione al meglio, tieni a mente questi dati fondamentali per la tua sicurezza e il tuo comfort.
Difficoltà, tempi e dislivello
- Difficoltà: E (Escursionistico). Non ci sono tratti esposti o passaggi tecnici.
- Dislivello totale: Circa 940 metri (partendo dal fondovalle).
- Tempo di percorrenza: 2 ore e 30 minuti per la salita; circa 1 ora e 45 minuti per la discesa.
- Periodo consigliato: Da maggio a ottobre (attenzione alla neve in tardo autunno).
Cosa mettere nello zaino
Oltre alla classica dotazione da trekking, ricordati che in Val Varrone il meteo può cambiare velocemente. Non dimenticare una giacca antivento e, soprattutto, un contenitore per il formaggio: non puoi tornare a casa senza aver acquistato un pezzo di Bitto o di Casera direttamente negli alpeggi o al rifugio!
Il Rifugio Casera Vecchia di Varrone: Un viaggio nei sapori d’alpeggio
Situato a 1.675 metri, il Rifugio Casera Vecchia non è solo un punto di sosta, ma il cuore pulsante della tradizione casearia della valle. Qui la cucina è schietta, abbondante e legata a doppio filo con ciò che viene prodotto negli alpeggi circostanti durante l’estate.
Cosa mangiare al Rifugio Casera Vecchia
La cucina del rifugio è un inno alla gastronomia orobica. Ecco i piatti che non possono mancare sul tuo tavolo:
- Pizzoccheri e polenta taragna: preparati con farina di grano saraceno e un’abbondante dose di burro di malga e formaggi locali. La consistenza è rustica, il sapore avvolgente.
- Taglieri di formaggi della Val Varrone: è qui che entrano in gioco il Bitto e il Casera. Potrai assaggiare diverse stagionature, spesso accompagnate da mieli locali o confetture di frutti di bosco.
- Carni e spezzatini: la selvaggina e lo spezzatino ai funghi sono i compagni ideali per la polenta “scura”, cotti lentamente secondo le ricette di una volta.
- Torte fatte in casa: crostate ai mirtilli o torte di grano saraceno sono la chiusura perfetta per ricaricare le energie prima della discesa.
Perché è il posto giusto per i tuoi acquisti
Il rifugio funge spesso da punto di riferimento per i piccoli produttori locali. Oltre a mangiare, qui puoi spesso trovare: il Bitto DOP, che è il re dei formaggi delle Orobie, prodotto solo nei mesi estivi, lo Scimudin, un formaggio a pasta molle più delicato, perfetto per chi cerca un sapore meno intenso e il Burro di Malga, dal colore giallo intenso (grazie ai fiori mangiati dalle mucche nei pascoli alti), ha un profumo che non troverai mai in nessun supermercato.
Il consiglio: se hai intenzione di fermarti a pranzo nel weekend, la prenotazione è caldamente consigliata, specialmente durante i mesi di luglio e agosto quando il rifugio è una meta molto ambita dai camminatori che percorrono l’Antica Via del Ferro.

Le escursioni partendo dalla Casera Vecchia
Il Rifugio Casera Vecchia non è solo una meta, ma un eccezionale crocevia di sentieri. Una volta ricaricate le energie, il rifugio diventa il punto di partenza ideale per esplorare l’alto bacino del Varrone, tra testimonianze storiche e panorami che spaziano fino al Lago di Como.
1. Rifugio S.C.A.R. (ex Casera di Artino)
Per chi vuole continuare a camminare senza affrontare pendenze eccessive, questo sentiero si sviluppa lungo la testata della valle. È un percorso panoramico, con difficoltà escursionistica (E), che attraversa pascoli d’alta quota. È perfetto per avvistare le marmotte, molto frequenti in questa zona della conca.
2. Bocchetta di Trona e il Lago d’Inferno
Un’escursione più impegnativa (difficoltà escursionistico impegnativo E/EE) che ti porta nel cuore delle Orobie, dove il paesaggio si fa più selvaggio e roccioso. Dalla Bocchetta di Trona si gode di una vista pazzesca e si può scendere verso il Lago d’Inferno, un bacino artificiale incastonato tra le rocce che offre riflessi spettacolari. Da qui passa anche la famosa G rande Traversata delle Orobie.
3. L’Antica Via del Ferro
Partendo dal rifugio, puoi percorrere alcuni tratti di questa storica via di comunicazione utilizzata un tempo per trasportare il ferro estratto dalle miniere della valle verso la pianura.
Lungo il percorso si possono ancora scorgere i resti delle vecchie strutture minerarie e delle aree di lavorazione, un vero museo a cielo aperto di archeologia industriale montana.
4. Ascesa al Pizzo dei Tre Signori
Per i più esperti e allenati, il Casera Vecchia è una delle “porte d’accesso” verso la vetta simbolo della zona, il Pizzo dei Tre Signori (2.554 m).
Attenzione: è un’escursione lunga che richiede passo sicuro e assenza di vertigini. La vista dalla croce di vetta, che spazia dalle Alpi svizzere al Monte Rosa, ripaga però di ogni sforzo.
5. Rifugio Santa Rita
È una delle escursioni più amate per il panorama incredibile che offre una volta raggiunta la cresta. Dal Casera Vecchia si sale verso la sella che divide le valli, in un ambiente che diventa via via più aperto e aereo. Il rifugio è situato in una posizione dominante sulla “Bocchetta di Biandino”. Da qui la vista è mozzafiato: da un lato domini tutta la Val Varrone, dall’altro lo sguardo spazia sulla Val Biandino e sulle pareti del maestoso Pizzo dei Tre Signori.
⚠️ Nota: prima di lasciare il rifugio per queste mete, chiedi sempre un aggiornamento ai gestori sulle condizioni dei sentieri e sulla presenza di neve residua, specialmente se ti muovi all’inizio della stagione (giugno).

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